domenica 9 luglio 2017

Genderizzazioni selvagge for dummies

Già condiviso ieri sulla mia pagina Facebook, lo posto qui preciso per com'è. Pare sia comprensibile. Tanto meglio, oh.
A seguito, le "perle" dei commenti più scemi di sempre trovati sotto l'articolo sul* bimb* canadese.

"Il fatto: in Canada, una creatura umana fortunata ha avuto la benedizione di non vedersi assegnata una stupida letterina "f" o "m" che ne decreti il sesso anagrafico.
La polemica: la stragrande maggioranza della gente si lagna del fatto che il sesso non è un'opinione e che se hai il pene sei maschio mentre se hai la vagina sei femmina. Punto. Ergo, parliamo di sesso biologico.
La mia domanda: ma voi davvero vi guardate nelle mutande prima di dire se siete maschi o femmine? O, in maniera del tutto inspiegabile a parole, lo sapete e basta?
L'identità di genere prescinde dal sesso biologico ed è l'identità di genere (e non i caratteri sessuali) che ci fa dire "sono maschio", "sono femmina", "sono entrambi", "non sono nessuno dei due" - e svariate varianti.

Quando identità di genere e sesso biologico non coincidono, spesso si crea un disagio; disagio che può essere risolto anche solo cambiando quella fatidica letterina.

E sapete quanto è dannatamente difficile farla cambiare? Avete dunque idea della fortuna toccata a quella creatura?

Polemica vol.2: basta dare un'educazione che non forzi ad essere "maschi" o "femmine", quindi non dire come vestirsi, con cosa giocare, come comportarsi etc. Ergo, parliamo di ruolo di genere e di espressione di genere.
La domanda: ma davvero voi pensate che l'identità di genere sia identica al ruolo (norme comportamentali) o all'espressione (abbigliamento, gestualità...) di genere? O che per accordarsi alla propria identità basti comportarsi da... Da cosa, esattamente, se avete appena finito di dire che tali norme andrebbero abolite?
Il carattere, il temperamento, i gusti in fatto di abbigliamento, i giocattoli prediletti, il tono di voce, la gestualità, non sono manifestazione di un'identità di genere. Un uomo può benissimo essere uomo anche con la gonna o con il rossetto, così come una donna può benissimo essere donna con lo smoking e il vaffanculo facile.

Non si ha bisogno di una letterina particolare per esprimere se stessi, dunque che polemica avete fatto?

Polemica vol.3: l'attrazione per un sesso o per un altro va accettata. Ergo, confondiamo l'identità di genere con l'orientamento sessuale.
La domanda: davvero pensate di essere sessualmente attratti da un individuo di un genere "A" 'perché - guardandovi nelle mutande? - appartenete ad un certo genere (A o B)?
L'orientamento sessuale si definisce nell'attrazione che si prova per persone di genere "a/b/varianti" e assume un nome specifico se l'attrazione verso "a" proviene da "a" o da "b"; se "a" o "b" vengono attratti da "a" e "b"; se "a" o "b" vengono attratti da "a" e "b" e "varianti". Se l'attrazione proviene da "varianti" ancora non è chiaro come bisogna etichettare gli orientamenti sessuali.

Il culo di non dover combattere con le etichette! ... almeno finché la fortunata creatura canadese non deciderà se identificarsi in x o y o restare in z.

Buo', spero di aver chiarito e di non aver fatto casino con i termini.

Ai commentatori selvaggi un consiglio: fatevela una cultura prima di far vagheggiare le vostre ditine sui tasti."



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E ora...
(tecnicamente l'articolo originale era in inglese - sai, sono canades* - e da quelle parti "child" è un tantino neutro. Il problema, gioia del mio cuore, è la lingua italiana. O la tua scarsa attitudine logica, non saprei dire)


(1. Geneticamente, anatomicamente, gonadicamente o a maggioranza? No, perché c'è differenza. Così come c'è differenza tra l'essere nat* ai primi di agosto - Leone - o alla fine del mese - Vergine. Ma poi, davvero paragoniamo l'oroscopo all'identità di genere?
2. Ah, le meravigliose certezze di chi non ha mai dovuto fare i conti con quella lettera, con la disforia e con il misgendering* selvaggio... [*misgendering=quando ti declinano in un genere che non ti appartiene. Es. sei uomo e ti chiamano "signora", sei donna e ti appellano "giovanotto", sei me e sono cazzi perché non azzeccheranno mai e poi mai])


(WTF?? Cosa c'entra il mancato insegnamento della biologia umana femminile in tutto ciò? E cosa c'entra l'esplorazione del corpo con la presenza/assenza di una lettera sulla carta di identità? O ci masturbiamo guardando i documenti, adesso?)


(è bello sapere che non ti piacciono le etichette ma la prima cosa che fai è quella di etichettarti come eterosessuale. mancanza di coerenza? no, solo di onestà. ma sulla questione "labels" tornerò. intanto, complimenti per la domanda finale. rispondiamo: già, come facciamo a sapere qual è la sua identità? e allora perché affibbiargliene una?)

Già.
Perché mai?

"T" come Traumatizzati - e dintorni osceni

Transfobia, questa sconosciuta...
Eh, magari fosse. Purtroppo, di transfobia ne ho spalata tanta ma tanta da averci ormai fatto il callo. C'ho talmente il callo che pure se me la lanci addosso a secchiate non mi schiodo di un millimetro. Anzi, con precisione millimetrica, ti centro in pieno grugno con i miei strali lasciandoti - metaforicamente - mort* stecchit*.

Cos'è la transfobia?
La trasfofobia è quell'odiosissimo sentimento di malsopportazione, che spesso sfocia in vero e proprio odio o palese disgusto, che erompe dal petto delle persone al solo sentir parlare o al solo vedere persone transgender.

Transgender --> aggettivo riferito a persona che non si identifica con il sesso assegnatole all'anagrafe.
Il suo contrario è
Cisgender --> aggettivo riferito a persona che si identifica con il sesso assegnatole all'anagrafe.
Non è una parolaccia. Non vi fate venire le coliche se vi sentite appellare cisgender (a patto che lo siate; in caso contrario, capisco le coliche).

Di solito, nella stragrande maggioranza dei casi, quando si parla di persone trans si sottintende
Transessuale --> aggettivo riferito a persona che si identifica con il sesso opposto a quello assegnatole all'anagrafe
dove a "maschio" si contrappone "femmina" (MtF) e va definita al femminile,
e a "femmina" si contrappone "maschio" (FtM) e va definito al maschile.
In realtà il termine "transgender" fa da ombrello e comprende in sé anche "transessuale", e non il contrario.

Il sistema che prevede l'esistenza di persone o maschi o femmine, o uomini o donne, si definisce "binario" - perché sono "due" (bi) e non perché ci stanno i treni.
Il sistema che invece prevede l'esistenza di persone appartenenti a svariati generi (bigender, agender, genderneutral, genderfluid...) si definisce "non binario" - perché non sono due (non-bi) e non perché ci si deraglia sopra.

La società nella quale - ahinoi - viviamo è fortemente binaria; prova ne è che "se non sei uomo sei donna" e viceversa, e se poco poco ti azzardi a dire il contrario ti senti dire che sei confusa/o, malata/o, incoerente o che soffri di personalità multipla o, peggio ancora, che "non accetti la realtà dei fatti".
A volte, persino se ti azzardi a non riconoscerti nel sesso che ti è stato assegnato alla nascita ti definiscono confusa/o e malata/o e ti dicono che "devi accettare la realtà dei fatti".



In pratica, se sei "T" sei "traumatizzat*".
Simpatico, eh?

Paradossalmente però - e mica tanto, visto e considerato il binarismo dentro il quale siamo tutt* un po' infognat* - si fa meno fatica ad accettare - almeno virtualmente - l'idea di una persona che transiziona da un opposto all'altro (FtM/MtF) piuttosto che di una che semplicemente non si identifica in tale binarismo e se ne resta beatamente - o quasi - nell'oceano multiforme di colori che stanno tra l'azzurro e il rosa.

Queste persone - tra le quali io, ad esempio - preferirebbero grandissimamente non avere il posto assegnato al tavolo dei maschi o delle femmine; non avere a che spartire con il bagno dei maschi o delle femmine; non avere solo il rosa o l'azzurro tra i quali poter scegliere; non dovere avere il cazzo di ovetto di pasqua assegnato a seconda di ciò che hai tra le gambe; non doversi ritrovare una M o una F sulla carta d'identità che ci porteremo dietro praticamente a vita, dato che qui in Italia farsi cambiare quella cazzo di letterina, che ti segna in svariati modi l'esistenza, pare un'impresa titanica.
A ben guardare, neanche le persone trans che optano per la transizione vorrebbero avere il problema dei bagni, delle docce, degli spogliatoi, delle file per le votazioni o della dannata lettera sui documenti, proprio perché cambiare quella odiosissima letterina è una cazzo di impresa titanica, e proprio perché a dispetto del sesso assegnato all'anagrafe, queste persone si identificano nel genere opposto.
Una persona FtM è un uomo che si ritrova una "f" sulla carta di identità; non si sentirà a suo agio nel bagno delle donne, non si farà la doccia con le donne, e soffrirà grandemente quando, per votare, dovrà mettersi nella fila delle donne.
Stessa cosa, una persona MtF è una donna che si è beccata una "m" sulla carta di identità; non andrà nel bagno degli uomini, non si farà la doccia con gli uomini e vorrà - giustamente - strozzare chiunque avrà la faccia di bronzo di dirle "ah, ma sei maschio?"

No. Una donna trans è una donna, non "un maschio che fa la donna". E no, un uomo trans è un uomo, non "una femmina che fa il maschiaccio".
E ancora no: una donna trans non "diventa donna" quando "finisce le operazioni" e un uomo trans non "diventa uomo" quando "finisce le operazioni" (pure se i tribunali di questo Stato spesso paiono vederla diversamente). Piuttosto, a dispetto di operazioni e di ormoni, una donna trans è donna, e un uomo trans è uomo.

Questo perché l'identità di genere è l'aspetto fondamentale, mentre i caratteri sessuali, gli ormoni, il corredo cromosomico, sono decisamente secondari.
Purtroppo, la dannata letterina che i tribunali di gran parte di mondo ti obbligano a tenerti finché decidono loro, non si riferisce all'identità di genere ma a ciò che "hai tra le gambe" - con buona pace delle persone intersessuali che, disgraziatamente, visto il modo assolutamente binario di condurre le cose, spesso e volentieri si ritrovano ad essere operat* in tenera età in modo tale da "uniformarl*" e da poter affibbiare loro la lettera di rito.
Detto questo, va da sé - o almeno dovrebbe - che ci sono modi e modi di vivere la propria identità, e che tutti sono degni del medesimo rispetto.
C'è chi opta per la transizione e chi no, chi assume solo ormoni e chi neanche quelli, chi si ferma ai caratteri sessuali secondari (farsi rimuovere il seno o farselo aumentare) e chi ricorre alle operazioni per la ricostruzione dei genitali.

C'è poi chi - immagino non sia capitato solo a me - si ritrova talmente tanto impantanat* nel binarismo che si convince che, non riconoscendosi nel sesso assegnato alla nascita, deve per forza di cose appartenere all'altro genere, e che dunque si ritrova a combattere una violenta battaglia personale nel momento in cui si rende conto di non riconoscersi nemmeno in quello.Questa mia esperienza, però, non deve portarmi - e non mi porta - a sparare giudizi su chi affronta le cose in maniera differente.
Altre persone, purtroppo, si siedono sulle proprie esperienze e da lì calano la scure sul collo altrui.
Spesso e volentieri, queste persone finiscono per essere quelle che confondono l'identità di genere con gli stereotipi di genere, e che ti fanno il discorso "ah, ma che c'entra, pure se non ti piacciono le bambole non significa affatto che tu non sia donna".
E chi l'ha detto mai? Ho mai detto che non mi identifico come donna per questo motivo?
Che poi, cazzate. Io le Barbie le avevo, insieme ai cavalli e alla casa. Così come avevo le macchinine, la scopa giocattolo, il pallone da calcio, la corona da principessa, la sciabola da pirata, i miny pony profumati e i soldatini con gli indiani. Ho fatto judo, basket (non ridete!), danza ed equitazione. Mi sono beccat pallonate assurde in faccia durante le amichevoli - vabbe - di calcio del rione, ho dato il culo a terra nel tentativo - osceno - di provare il pattinaggio artistico e ho fatto venire i vermi alla tizia che, dietro mia accorata richiesta, avrebbe dovuto insegnarmi l'uncinetto.
E no. Non c'entra un cazzo con l'essere genderfluid, così come giocare con le bambole ed indossare le gonne non c'entra un cazzo con l'essere donna, o giocare a calcio e tagliarsi i capelli in stile militare non c'entra un cazzo con l'essere uomo.
Queste sono espressioni di genere. Ed è uno stereotipo volere che ad un'espressione di genere corrisponda una determinata identità.
Ma farlo capire a certe teste di coccio è un'impresa titanica, specie se poi hanno mangiato complotto gender e fusaro stufato a colazione.


Come ho già detto, di transfobia ne ho spalata un mare, e ad oggi ancora ne spalo.


Il fatto che un buontempone stia lì a definire "ibridi" o "viscidi" (per intendere la fluidità di genere, tipo la mia) le persone come me mi tocca fino ad un certo punto. Ovvero, fino al punto in cui mi rendo conto che se io mi sono fatt una corazza di titanio addosso a furia di spalare merda, magari c'è gente che questa corazza non ce l'ha e potrebbe soffrire a leggere certe porcate.
Così mi armo e vado alla carica... e trovo solo più merda del previsto da dover spalare.




E niente.
Si vede che il lavoro da fare è ancora tanto ma tanto ma tanto.
Specie poi se leggo questo genere di confusione nella gente:


N.b. la prossima puntata entriamo nel vivo: il caso che fece scoppiare il caso, ossia il caso del* bambin* canadese senza un'identità di genere, ovvero "pillole gender for dummies".


sabato 8 luglio 2017

L'insulto dell'ombrello

Per l'angolo dei disagi, ecco il caso di Daniela, rea, insieme ad altre sue colleghe, di avere retto un ombrello.
No, avete capito bene: ha retto un ombrello. L'hanno pagata - insieme ad altre ragazze - per reggere un ombrello sopra la testa di un gruppetto di signori in giacca e cravatta.
Ora, a parte che, porcosgorbio immondo, siamo nel 2017 e ci saranno sicuramente metodi migliori per ripararsi la capoccia senza trasformare nessun essere umano in un reggi-ombrello, vogliamo davvero dare addosso a Daniela e alle sue compagne per aver accettato questo impiego?

- e no, è retribuito, e dunque è un impiego, fatevene una ragione e datevi le corna da un'altra parte.
- e no, non chiamiamole "Ombrelline". Non sono oggetti, ma persone. Chiaro?

Qualsiasi persona con un minimo di giudizio e di senso critico direbbe "se sta bene a lei..."...
Purtroppo, critica e giudizio vanno a farsi impiccare impunemente quando in una storia di per sé tanto anacronistica vi sono determinate "aggravanti".
In questo caso le aggravanti sono:
- Daniela e le sue colleghe sono donne;
- i relatori erano uomini;
- Daniela e le sue colleghe hanno retto gli ombrelli per degli uomini.

Oltraggio!! Scandalo!! Serve del patriarcato!!
. . .
Seriamente?
Il vostro problema NON È che una PERSONA sia stata piantata lì a reggere un ombrello, ma che l'abbia fatto per lo "sporco maschio patriarcale"??
Cioè, se a reggere l'ombrello era un uomo andava tutto bene?
O se Daniela avesse retto l'ombrello per una donna non avreste fiatato?
Qual è il problema di certe nazifem, si può sapere?


Ecco.
Non ti senti umiliata ad aver fatto da porta ombrelli per un uomo? E il punto non è reggere l'ombrello... ma per chi l'hai retto! Tu lo reggi per un uomo e miracolosamente tutto ciò che le donne hanno faticosamente conquistato va in malora. Anzi, no: se tu non ti senti umiliata da quell'uomo che ti ha chiesto se volevi reggere l'ombrello per lui, di sicuro solo perché sei donna (con buona pace dei portaborse, che pure loro...) l'intero mondo femminile imploderà tornando ai tempi di Fred e Wilma.
E no, non sto scherzando.
Il sentirsi umiliate da una qualunque richiesta - per quanto discutibile, come ad esempio fare da reggi-ombrello - fatta da un uomo è la chiave del successo del nazifemminismo di oggi.
Se non ci si sente continuamente vittime di discriminazione reiterata - e so di cosa parlo, c'ero invischiat anche io fino a poco tempo fa, in questo meccanismo perverso - se non si interpreta tutto ciò che proviene dal "nemico" come una provocazione, non si può avere quel clima di odio dal quale nasce il sentimento di vendetta.
Non di rivalsa ma di vendetta.
In fin dei conti - e lo sappiamo bene - discriminare una donna è orribile.
Discriminare un uomo invece è: fattibile, sacrosanto, giusto, condivisibile, ma quale discriminazione?, ma chissenefrega?, ma che hanno da lamentarsi?, giusto, così imparano!, vendichiamoci!, maledetti oppressori!, andassero a fanculo!

Evviva la parità <.<



domenica 2 luglio 2017

La funzione d'onda dell'italiano xenofobo

Ius Soli.
Due parole, un diritto, un mare di polemica.
Ciò che mi disturba profondissimamente in questa polemica sullo Ius Soli è la pretesa che altre persone - ovvero coloro che, nascendo e crescendo in questo paese come tutt* noi, vorrebbero potersi definire italian* come noi - facciano ciò che buona parte di noi - italian* per "diritto di sangue" - non siamo in grado di fare. Ovvero: si vuole che sappiano parlare, scrivere e comprendere l'italiano. E di fatti non capita mai di leggere strafalcioni madornali nei post de* italian* "per sangue", ve'?




Si vuole che si conformino al nostro modello sociale condividendo appieno la nostra cultura. E di fatti in italia condividiamo tutt* gli stessi valori e non capita mai di sputarci in faccia a vicenda.



Si pretende che rispettino la legge. E infatti ladri, assassini e stupratori italiani non se ne beccano mai. Persino, tutti gli italiani sono modelli di virtù e pagano le tasse fino all'ultimo centesimo!


Si osa dire che devono rispettare la Costituzione. E infatti gruppi neofascisti come fn o casapound non vanno contro la Costituzione la quale vieta espressamente la rifondazione del partito fascista sotto qualunque forma.



Si chiede loro di rispettare la religione cristiana, quasi fosse religione di stato. E difatti nessun* italian* che si rispetti sputa su cristi e madonne da mane a sera o è minimamente blasfemo.




Noi italian* siamo veramente uno spasso quando facciamo sti discorsi ad minchiem mettendoci sul piedistallo quasi fossimo modello di virtù, mentre, a rigor di quella stessa logica che vuole loro come non idonei ad essere definiti italian*, dovremmo essere * prim* a far fagotto. 
Sarebbe bello. Davvero molto bello agguantare a piene mani * diciottenni d'italia e sottoporl* tutt* allo stesso test dove se sbagli ti ritrovi sbolognat* al confine senza se e senza ma.
Al primo cenno di integralismo religioso - quale che sia - al primo "ah ma la donna deve stare a casa" al primo "ah sti fro** di m***da" un calcio in culo e via verso il tramonto. Un singolo grugnito contro una qualunque cultura e via su uno scoglio in mezzo al mare.




Un accenno di saluto romano e ti ritrovi in orbita verso Plutone.
Per non parlare poi dei test di lingua e cultura italiana! Con tutti gli "o visto", "glie lo detto", "se saprei" "ai havuto" e "accellerare" che ci sono in giro faremmo fuori buona parte della popolazione italica; e con i "volevo nascere nel '40 così vedevo la guerra" o "le coste atlantiche della Puglia" e tutte le risposte a cazzo alle domande "chi fu primo re d'Italia" o "in quali decenni fu duce mussolini" faremmo fuori il resto della popolazione superstite.
Poi via ladr*, fascist*, stuprator*, mafios*, evasor*, spacciator*, pappon*, drogat*, alcolizzat*, pedofil* e parcheggiator* abusiv*. Per buona pace spazziamo fuori anche le persone che si vestono in maniera indecorosa (troppo scollat* o troppo copert* non è dato sapere) e vediamo chi resta per essere italian*.
Che bello, eh? Se valesse per tutti... Peccato che no, vale solo per "loro". E vale solo per "loro" perché in realtà sono solo scuse, pretesti per mascherare una verità più grande e decisamente scomoda. Perché passa il tempo, passano le storie, ma l'olezzo delle più grosse stronzate resta a lungo nell'aria. Il sangue giusto, la razza giusta... Dice niente?
Ah, no?
Ben. Ci vediamo al prossimo gennaio, allora, sa che magari...

P.s. ieri c'è stato il Pride a Palermo.
Oggi casapound ha organizzato una manifestazione in difesa della purezza della razza italica, contro il diritto fondamentale di ogni essere umano ad avere un luogo da poter chiamare a tutti gli effetti "casa".
C'erano due cani.
E li hanno pure perculati.

Grazie Palermo ❤❤