Giusto
un paio di cose su di me, prima di iniziare.
Sono
un animale mitologico: metà persona e metà crotalo. In generale
posso essere la persona più buona del pianeta, ma se poco poco
qualcuno mi pesta un piede, non esito un istante prima di mangiarmelo
vivo con tutta la buccia.
Non
ho peli sulla lingua e dico sempre ciò che penso: che piaccia oppure
no, che io abbia davanti un personaggio “illustre” o meno, me ne
sbatto simpaticamente e se ho da dire “sei un coglione” non mi
faccio il minimo scrupolo. In questo senso, sono la persona meno
ipocrita che io conosca e questo è per me motivo di orgoglio.
Della
cosiddetta “morale comune” non ho che farci e di norma la
considero solo come soggetto di studio. Per il resto, ho la mia di
morale (costantemente in via di sviluppo) che si basa sulla logica e
sul buonsenso. Per costruirla ho scardinato anni di dogmi, di
preconcetti, di falsi sillogismi e di vetuste idee: un lavoro che mi
è costato tanta fatica, parecchie ore di autoanalisi, infinite
osservazioni circa le logiche umane, non poche revisioni, e infine
tanto ma tanto coraggio.
In
genere vado avanti per domande e non per affermazioni e, come
Socrate, spingo alla riflessione chi vuole starmi a sentire. In
questo modo ottengo almeno due risultati: metto alla prova la
fondatezza delle mie ragioni (e casomai fossi in torto mi correggo) e
metto alla prova la fondatezza delle ragioni altrui (peccato che
raramente l’interlocutore, nel caso, si corregge). In più, essendo
che spesso il mio pensiero non è conforme alla “norma”, finisco
per agitare le acque (facendo venire in genere a galla la merda che
si deposita sul fondo e molto più raramente le perle nascoste) e per
rimescolare le carte in tavola. Ciò genera, volente o nolente,
pensieri, teorie, dibattiti o, ahimè, a volte persino proverbiale
imbecillità.
Ci
sono molte cose nelle quali credo e tra queste annovero la libertà
personale (nell’accezione “la tua libertà non sia di ostacolo
alla mia”), la libertà di opinione (nell’accezione “l’opinione
è opinione e non deve tradursi in una negazione del diritto
altrui”), la responsabilità personale (ossia: ognuno è
responsabile delle proprie azioni e qualunque tentativo di scaricare
le colpe su terzi è un abominio), la giustizia sociale (ivi compresa
la certezza della pena per chi commette reati che danneggiano la
comunità e la pena commisurata all’entità del danno tanto
materiale quanto psicologico perpetrato), i diritti civili (non credo
ci sia bisogno di spiegarli), la laicità dello Stato.
Di
cose che mi stanno pesantemente sullo stomaco ce ne sono parecchie,
ma alla fine si riassumono in pochi punti: l’ipocrisia, il
perbenismo, il moralismo, la normativa, il sessismo, il
fanatismo religioso, la violenza gratuita. Di quest’ultima non
tollero la gratuità, non tanto la violenza. Diventare violenti per
difesa personale o per difendere qualcuno che non può farlo da sé
ci può anche stare. Anche essere violenti a parole al fine di
combattere la violenza altrui è, a mio parere, una forma di
giustizia. Essere invece violenti contro chi non ha difese, non
arreca danno, e solo ed esclusivamente perché si è fondamentalmente
incivili, quello no. Ma su questi temi tornerò, per cui, per ora, la
chiudo qui.
Passando
ad altro, posso dire di me che non ho molti freni inibitori e che,
anzi, spesso mi stanno sul cazzo affermazioni del tipo “dovresti
essere più signorile” o “dovresti comportarti così e colà”.
Io
sono ME. Ho speso anni ed energie per riuscire ad affermare chi sono
e ora non permetto più a nessuno di dirmi chi e come devo essere.
Anche quando, chiunque ha sempre da ridire sui modi di essere di
chiunque per cui, alla fine dei conti, è più saggio ESSERE per se
stessi piuttosto che NON ESSERE per compiacere gli altri. In questo
senso, preferisco prendermi un “vaffanculo” piuttosto che farmi
tediare con tentativi di modificarmi al fine di rendermi “più
accettabile”. Questo per quanto riguarda la mia personalità
dirompente, irriverente e spesso irritante, è ovvio. Per quanto
riguarda invece i miei ragionamenti, ogni dibattito è ben accetto a
patto che il mio interlocutore dimostri una certa logica e non si
basi piuttosto su preconcetti, dogmi, e fanatismi vari. Se si ha
un’opinione contraria alla mia la si esprima, la si spieghi e la si
motivi razionalmente; in tal caso, sarò felice di discutere con
chicchessia. In caso contrario, invece, allegramente me ne sbatterò
dei deliri altrui.
Se
vi piace, così; sennò, chissenefrega, quella è la porta.
Finite
le dovute presentazioni, un ulteriore appunto: difficilmente commetto
errori grammaticali, per cui: nomi di Stati, di organizzazioni, di
cariche, di religioni e quant’altro, scritte con l’iniziale
minuscola, dovranno essere interpretate non come “errore” ma come
mancanza di rispetto; ogni qual volta parlerò di me usando
alternativamente maschile e femminile, non sarà perché sto dando i
numeri ma perché, in quanto “genderfluid”, non mi riconosco in un unico genere “fisso” ma la mia identità varia. Fateci l’abitudine e cercate di non caramellarmi le gonadi con le vostre becere considerazioni.
P.s.
In queste pagine tratterò di sessualità, sessismo, eteronormativa,
religione, diritti, umanità in generale, così come parlerò di film, serie tv, libri,
natura e persino di cazzate. Per evitare - casomai vogliate - di
leggere ciò che non volete, usate le etichette.
Grazie
e, in caso, buona continuazione.
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