domenica 9 luglio 2017

"T" come Traumatizzati - e dintorni osceni

Transfobia, questa sconosciuta...
Eh, magari fosse. Purtroppo, di transfobia ne ho spalata tanta ma tanta da averci ormai fatto il callo. C'ho talmente il callo che pure se me la lanci addosso a secchiate non mi schiodo di un millimetro. Anzi, con precisione millimetrica, ti centro in pieno grugno con i miei strali lasciandoti - metaforicamente - mort* stecchit*.

Cos'è la transfobia?
La trasfofobia è quell'odiosissimo sentimento di malsopportazione, che spesso sfocia in vero e proprio odio o palese disgusto, che erompe dal petto delle persone al solo sentir parlare o al solo vedere persone transgender.

Transgender --> aggettivo riferito a persona che non si identifica con il sesso assegnatole all'anagrafe.
Il suo contrario è
Cisgender --> aggettivo riferito a persona che si identifica con il sesso assegnatole all'anagrafe.
Non è una parolaccia. Non vi fate venire le coliche se vi sentite appellare cisgender (a patto che lo siate; in caso contrario, capisco le coliche).

Di solito, nella stragrande maggioranza dei casi, quando si parla di persone trans si sottintende
Transessuale --> aggettivo riferito a persona che si identifica con il sesso opposto a quello assegnatole all'anagrafe
dove a "maschio" si contrappone "femmina" (MtF) e va definita al femminile,
e a "femmina" si contrappone "maschio" (FtM) e va definito al maschile.
In realtà il termine "transgender" fa da ombrello e comprende in sé anche "transessuale", e non il contrario.

Il sistema che prevede l'esistenza di persone o maschi o femmine, o uomini o donne, si definisce "binario" - perché sono "due" (bi) e non perché ci stanno i treni.
Il sistema che invece prevede l'esistenza di persone appartenenti a svariati generi (bigender, agender, genderneutral, genderfluid...) si definisce "non binario" - perché non sono due (non-bi) e non perché ci si deraglia sopra.

La società nella quale - ahinoi - viviamo è fortemente binaria; prova ne è che "se non sei uomo sei donna" e viceversa, e se poco poco ti azzardi a dire il contrario ti senti dire che sei confusa/o, malata/o, incoerente o che soffri di personalità multipla o, peggio ancora, che "non accetti la realtà dei fatti".
A volte, persino se ti azzardi a non riconoscerti nel sesso che ti è stato assegnato alla nascita ti definiscono confusa/o e malata/o e ti dicono che "devi accettare la realtà dei fatti".



In pratica, se sei "T" sei "traumatizzat*".
Simpatico, eh?

Paradossalmente però - e mica tanto, visto e considerato il binarismo dentro il quale siamo tutt* un po' infognat* - si fa meno fatica ad accettare - almeno virtualmente - l'idea di una persona che transiziona da un opposto all'altro (FtM/MtF) piuttosto che di una che semplicemente non si identifica in tale binarismo e se ne resta beatamente - o quasi - nell'oceano multiforme di colori che stanno tra l'azzurro e il rosa.

Queste persone - tra le quali io, ad esempio - preferirebbero grandissimamente non avere il posto assegnato al tavolo dei maschi o delle femmine; non avere a che spartire con il bagno dei maschi o delle femmine; non avere solo il rosa o l'azzurro tra i quali poter scegliere; non dovere avere il cazzo di ovetto di pasqua assegnato a seconda di ciò che hai tra le gambe; non doversi ritrovare una M o una F sulla carta d'identità che ci porteremo dietro praticamente a vita, dato che qui in Italia farsi cambiare quella cazzo di letterina, che ti segna in svariati modi l'esistenza, pare un'impresa titanica.
A ben guardare, neanche le persone trans che optano per la transizione vorrebbero avere il problema dei bagni, delle docce, degli spogliatoi, delle file per le votazioni o della dannata lettera sui documenti, proprio perché cambiare quella odiosissima letterina è una cazzo di impresa titanica, e proprio perché a dispetto del sesso assegnato all'anagrafe, queste persone si identificano nel genere opposto.
Una persona FtM è un uomo che si ritrova una "f" sulla carta di identità; non si sentirà a suo agio nel bagno delle donne, non si farà la doccia con le donne, e soffrirà grandemente quando, per votare, dovrà mettersi nella fila delle donne.
Stessa cosa, una persona MtF è una donna che si è beccata una "m" sulla carta di identità; non andrà nel bagno degli uomini, non si farà la doccia con gli uomini e vorrà - giustamente - strozzare chiunque avrà la faccia di bronzo di dirle "ah, ma sei maschio?"

No. Una donna trans è una donna, non "un maschio che fa la donna". E no, un uomo trans è un uomo, non "una femmina che fa il maschiaccio".
E ancora no: una donna trans non "diventa donna" quando "finisce le operazioni" e un uomo trans non "diventa uomo" quando "finisce le operazioni" (pure se i tribunali di questo Stato spesso paiono vederla diversamente). Piuttosto, a dispetto di operazioni e di ormoni, una donna trans è donna, e un uomo trans è uomo.

Questo perché l'identità di genere è l'aspetto fondamentale, mentre i caratteri sessuali, gli ormoni, il corredo cromosomico, sono decisamente secondari.
Purtroppo, la dannata letterina che i tribunali di gran parte di mondo ti obbligano a tenerti finché decidono loro, non si riferisce all'identità di genere ma a ciò che "hai tra le gambe" - con buona pace delle persone intersessuali che, disgraziatamente, visto il modo assolutamente binario di condurre le cose, spesso e volentieri si ritrovano ad essere operat* in tenera età in modo tale da "uniformarl*" e da poter affibbiare loro la lettera di rito.
Detto questo, va da sé - o almeno dovrebbe - che ci sono modi e modi di vivere la propria identità, e che tutti sono degni del medesimo rispetto.
C'è chi opta per la transizione e chi no, chi assume solo ormoni e chi neanche quelli, chi si ferma ai caratteri sessuali secondari (farsi rimuovere il seno o farselo aumentare) e chi ricorre alle operazioni per la ricostruzione dei genitali.

C'è poi chi - immagino non sia capitato solo a me - si ritrova talmente tanto impantanat* nel binarismo che si convince che, non riconoscendosi nel sesso assegnato alla nascita, deve per forza di cose appartenere all'altro genere, e che dunque si ritrova a combattere una violenta battaglia personale nel momento in cui si rende conto di non riconoscersi nemmeno in quello.Questa mia esperienza, però, non deve portarmi - e non mi porta - a sparare giudizi su chi affronta le cose in maniera differente.
Altre persone, purtroppo, si siedono sulle proprie esperienze e da lì calano la scure sul collo altrui.
Spesso e volentieri, queste persone finiscono per essere quelle che confondono l'identità di genere con gli stereotipi di genere, e che ti fanno il discorso "ah, ma che c'entra, pure se non ti piacciono le bambole non significa affatto che tu non sia donna".
E chi l'ha detto mai? Ho mai detto che non mi identifico come donna per questo motivo?
Che poi, cazzate. Io le Barbie le avevo, insieme ai cavalli e alla casa. Così come avevo le macchinine, la scopa giocattolo, il pallone da calcio, la corona da principessa, la sciabola da pirata, i miny pony profumati e i soldatini con gli indiani. Ho fatto judo, basket (non ridete!), danza ed equitazione. Mi sono beccat pallonate assurde in faccia durante le amichevoli - vabbe - di calcio del rione, ho dato il culo a terra nel tentativo - osceno - di provare il pattinaggio artistico e ho fatto venire i vermi alla tizia che, dietro mia accorata richiesta, avrebbe dovuto insegnarmi l'uncinetto.
E no. Non c'entra un cazzo con l'essere genderfluid, così come giocare con le bambole ed indossare le gonne non c'entra un cazzo con l'essere donna, o giocare a calcio e tagliarsi i capelli in stile militare non c'entra un cazzo con l'essere uomo.
Queste sono espressioni di genere. Ed è uno stereotipo volere che ad un'espressione di genere corrisponda una determinata identità.
Ma farlo capire a certe teste di coccio è un'impresa titanica, specie se poi hanno mangiato complotto gender e fusaro stufato a colazione.


Come ho già detto, di transfobia ne ho spalata un mare, e ad oggi ancora ne spalo.


Il fatto che un buontempone stia lì a definire "ibridi" o "viscidi" (per intendere la fluidità di genere, tipo la mia) le persone come me mi tocca fino ad un certo punto. Ovvero, fino al punto in cui mi rendo conto che se io mi sono fatt una corazza di titanio addosso a furia di spalare merda, magari c'è gente che questa corazza non ce l'ha e potrebbe soffrire a leggere certe porcate.
Così mi armo e vado alla carica... e trovo solo più merda del previsto da dover spalare.




E niente.
Si vede che il lavoro da fare è ancora tanto ma tanto ma tanto.
Specie poi se leggo questo genere di confusione nella gente:


N.b. la prossima puntata entriamo nel vivo: il caso che fece scoppiare il caso, ossia il caso del* bambin* canadese senza un'identità di genere, ovvero "pillole gender for dummies".


Nessun commento:

Posta un commento

AVVISO: il commento è soggetto a moderazione. Sono bene accetti gli interventi di critica, le domande, le opinioni pure se discordi, gli approfondimenti, i chiarimenti e in generale tutto ciò che può generare una discussione sensata o comunque può dare un contributo. Ciò che è puro insulto o pura lode, seppure al buon senso, non verrà preso in considerazione. Grazie e buona continuazione.