mercoledì 8 giugno 2016

Hercules il guerriero... ma anche no

Di film brutti, ma davvero davvero brutti, ne ho visti tanti ahimè, ma alcuni di questi rimarranno per sempre negli annali come “i peggiori obbrobri della storia del cinema”.
Cominciamo con la pellicola demenziale di “Hercules il guerriero”
[::: ATTENZIONE SPOILER :::]
[::: ATTENZIONE NAUSEA :::]
Da dove iniziare la recensione di codesto film? Dall’aggettivo che più gli si addice o dall’elenco degli orrori (no, non “errori”; decisamente, sono “orrori”!) in esso presenti?
Ma sì, dai, iniziamo con la cronologia delle boiate che agli aggettivi si giungerà in seguito. E verranno su spontanei, che è sempre meglio.
Per prima cosa, dimenticatevi dell’Eracle (o Ercole, o Hercules, o come vi pare) semidivino e ovviamente super forzuto e invincibile: in questo film, Eracle viene presentato come un essere umano normale dotato di una discreta forza e - oggettivamente - di un super culo, che se ne va in giro di battaglia in battaglia come un drogato e che, per burla, si diverte a mettere in giro la voce - falsa, certamente - di essere figlio di Zeus. E ci potrebbe pure stare, per carità: in fin dei conti Hollywood ha sminchiato ben altri miti (la guerra di Troia, il Diluvio Universale, la fuga degli ebrei dall’Egitto... altre due volte lo stesso Eracle - anzi, no: una fu colpa della Disney ma vabbe, quella ha una lunga tradizione di sminchiaggio alle spalle, per cui...) ... Peccato che, verso la fine del film, il “normalissimo” e “umanissimo” Hercules, incatenato ad un gigantesco basamento di pietra, in stile Sansone contro i Filistei, con un digrignare di denti ed un ribollire di muscoli, si libera delle catene formate da anelli di almeno un quintale ciascuno e rovescia basamento e statua marmorea di circa venti metri in testa all’esercito nemico.
Mi sembra corretto. Quale normalissimo maschio umano non ne sarebbe capace? 
Quasi quasi giro la sfida al club di culturisti più vicino. 
Ma passiamo oltre: in questo film, Eracle e i suoi degni compari rivelano tratti di una cultura greca antica a noi sciocchi mortali sconosciuta; difatti, alla morte di un amico, non soltanto Hercules lo saluta dicendo la temibile frase “riposa in pace, fratello”, ma persino un suo commilitone si chiede - e chiede - se davvero esistano “inferno” e “paradiso”.
E come, no? Non è ovvio che un antico greco speculasse sul paradiso e sull’inferno piuttosto che parlare di Inferi con i suoi Campi della Pena, le Praterie degli Asfodeli e i Campi Elisi? E non è perfettamente normale che un antico greco avesse l’idea della morte come un “riposo”?
Ma la ciliegina sulla torta della demenza arriva sempre verso la fine del film quando, sullo sfondo della città tracia ove si svolge l’azione finale, si scorgono nientemeno che degli acquedotti.
Alla faccia della scorrettezza storica! Mandiamo a fanculo i Romani e le loro innovazioni, a questo punto, no? Non so: si poteva ricostruire il Colosseo da qualche parte, o armare greci e traci di gladium, o mettere qualche strada a dorso d’asino qui e là, tanto per gradire?

Imbarazzante. Terribile, sconcertante, orrorifico, assurdo, demenziale, squallido, irritante, imbarazzante. Decisamente, diecimila volte imbarazzante.
Ma seriamente: quanto balordamente hanno pippato certi sceneggiatori, registi, scrittori e crew che hanno ideato e prodotto una roba tanto malsana?

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