L’ipocrisia
fa invece il paio con il perbenismo nella seconda polemica della
settimana: quella sulla frase “shock” attribuita al Palermo
Pride, ma che con il Pride c’entra come l’arrosto di maiale
c’entra in un ristorante vegano.
Su
questa polemica ho avuto la sfiga di incappare in ritardo – quel
giorno stavo per conto mio e Facebook l’ho guardato a spizzichi e
bocconi – ma fa lo stesso: a cinque giorni dallo scatenarsi della
rissa ideologica – tanto interna quanto esterna – la situazione
non si è ancora placata.
Tutto
è nato quando un gruppetto di persone ha deciso di farsi una foto
con un gadget ritenuto “grazioso” allo scopo di divertirsi e, al
tempo stesso, magari anche fare sensibilizzazione sul tema del sesso
sicuro. Di fatti, insieme al gadget, chi si è fatto la foto ha
mostrato un preservativo, ma facciamo conto di nulla: nessuno se l’è
filato, nell’articolo venuto fuori dal nulla per spalare merda sul
Pride il preservativo è misteriosamente scomparso persino nella foto
e fanculo. C’era ma fa nulla. Concentriamoci sulla frase scioccante
e sulla polemica che, tramortiti, ci ha rispedito indietro di qualche
decennio.
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ATTENZIONE SI ACCENNA AL SESSO :::]
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ATTENZIONE CON IL GAY PRIDE NON C’ENTRA UN TUBO :::]
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ATTENZIONE CON IL GAY PRIDE NON C’ENTRA UN TUBO :::]
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ATTENZIONE CON IL GAY PRIDE NON C’ENTRA UN TUBO :::]
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ATTENZIONE CON IL GAY PRIDE NON C’ENTRA UN TUBO :::]
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NO, LO RIPETO SOLO PERCHÉ VI SI PIANTI BENE IN TESTA :::]
La
frase, stampata in 3D e fatta a mo’ di collana, è “ognuno cia
ficca a cu voli”. Bypassando l’evidente errore insito nella frase
stessa (non siamo ancora giunti alla soluzione corretta, ma siamo
pressoché tutti d’accordo che non si scriva “cia”) la frase in
sé, tradotta dal siciliano, significa “ognuno fa sesso con chi
vuole”; essa, insieme al preservativo, in pratica intende “fai
sesso con chi vuoi, basta che sia sicuro”.
Questo,
almeno, è il senso logico. Il senso che, chiunque dotato di un
minimo di buonsenso, darebbe alla cosa.
Peccato
che, chissà come, qualcuno ha deciso di vederci: istigazione allo
stupro, maschilismo, fallocentrismo, svilimento dei rapporti
omosessuali, perdita di valori e persino un passo indietro sul tema
dei diritti.
Ora:
capisco lo stress di un cervello bigotto che si trova a dover
analizzare una frase del genere (ohmammasantissima, si parla di
sessoooooh!!!); capisco l’isteria paranoide di chi, a furia di
farsi martoriare dallo squallore di chi considera gli omosessuali
(maschi, soprattutto, perché gli omofobi manco cagano le donne)
“incapaci di tenersi su le mutande” alla fine sbrocca e riesce a
battere l’accento solo sul tema del sentimento e che, di
conseguenza, a sentir parlare di sesso si fa venire un aneurisma;
capisco lo storcere di nasi davanti alla rudezza di linguaggio (il
siciliano a volte è elegante quanto un cinghiale ingioiellato); ma
da qui a vederci maschilismo, stupro e perdita di valori non ci siamo
proprio.
Passando
in rassegna i commenti ho potuto vedere che nella stragrande
maggioranza dei casi il “maschilismo” lo si è visto perché,
partendo dal preconcetto che l’atto di penetrazione è associabile
solo al possessore di un pene, la frase è da leggersi solo in chiave
“maschile”. Peccato che i rapporti donna-donna prevedano anche la
penetrazione (e non mi cadete dalla sedia, adesso, perché le donne
sanno bene come ci si masturba e gli uomini – si spera –
dovrebbero saperlo) che può avvenire tanto con dei feticci
(strap-on, dildo, vibratori...) quanto con le sole dita. Per cui
scusate tanto, ma il maschilismo dove sta?
Chiesto
e richiesto lumi in proposito e nessuna risposta logica ottenuta,
cestino l’attributo come “imbecille” e passo oltre.
Per
il “fallocentrismo” idem come sopra. E andiamo avanti.
Allo
“svilimento dei rapporti omosessuali” (quasi che gli omosessuali
dovrebbero avere solo rapporti platonici) rispondo con un semplice
“che per caso state dicendo che solo gli etero possono permettersi
le sveltine e i rimorchi tra un cocktail e l’altro?”
Gli
omosessuali, miei innocenti piccoli moralisti perversi, sono esseri
umani né più né meno degli eterosessuali. I rapporti tra persone
sono sì fatti di sentimenti, ma sono fatti anche – e, per alcuni,
soprattutto – di fisicità. Ci sono persone che amano amare e ci
sono persone che amano rimorchiare; c’è chi non immagina di far
sesso senza sentimenti e chi di sentimenti non ne vuole manco per
scherzo; c’è chi andrà a letto con una sola persona per tutta la
vita e c’è chi si è ripassato ben bene mezza Italia, e questo
vale per chiunque a prescindere dal suo orientamento sessuale.
Il rispetto dovuto alle persone passa pure da qui: accettare che si è
diversi anche in questo e, che pur essendo diversi, abbiamo tutti
ugualmente diritto ad essere trattati con rispetto. Rispettare solo
chi “fa l’amore” significa biasimare chi “scopa”; e se puoi
disprezzare il prossimo per questo, perché cazzo dovresti lagnarti
se qualcun altro disprezza te per ciò che sei? O per come ti vesti,
o per ciò che mangi, o per come parli o per l’aspetto che hai?
L’a-romanticismo è una delle tante sfumature della sessualità
umana. Ficcatelo in testa e vedi di non ammorbare il prossimo con la
tua morale.
Della
“perdita di valori” potrei parlare all’infinito, ma in sintesi
val bene il discorso fatto in precedenza, con una semplice domanda
come premessa: “Quali valori vuoi difendere? Solo quelli che si
accordano alla tua morale, quelli che s’inchinano al bigottismo
imperante, o quelli per i quali siamo tutti ugualmente degni di
rispetto?”
Poiché
però il discorso sulla fantomatica “perdita di valori” – così
come quello sul supposto svilimento dei rapporti – vale in genere
solo per gli omosessuali mentre invece per gli eterosessuali è
considerato “normale” e addirittura “sano” trombarsi – e
farsi trombare da – tutto ciò che respira, appongo su tali
proteste il bollo di “attacco di omofobia delirante” e vado
oltre.
Arriviamo
ai diritti civili.
In
primo luogo, se non mi sbaglio, qualche decennio fa, si iniziò a
parlare di “liberazione sessuale”. Mi pare fosse un diritto,
quello di scegliersi il partner sessuale, così come quello di
cambiarlo, di averne più di uno (anche tutti insieme allegramente),
no? Orbene: che cazzo di fine avete fatto fare a questa cosa? Il
rigurgito clerical-bigotto ve l’ha fatto buttare dritto nel cesso?
In
secondo luogo, vorrei capire in che modo la presenza o l’esistenza
di persone sessualmente libere all’interno di una data categoria
sociale dovrebbe costare alla categoria stessa la perdita o il
diniego dei diritti civili. No, perché se così fosse, allora
sarebbe il caso di cancellare i diritti un po’ per tutti dato che
le orge, le scopate saltuarie, i rapporti di solo sesso, gli scambi
di partner, il voyerismo, il feticismo, il sado-maso, la
masturbazione e quant’altro sono presenti anche nel mondo
eterosessuale. In pratica, la perdita dell’inibizione sessuale si è
verificata un po’ in tutto il genere umano, con buona pace dei
puritani viziosi che immaginano ma non osano perché “non sta bene”
e finiscono per grattarsi i pruriti contro gli stipiti delle porte.
Quegli stessi puritani viziosi che oggi, forse a causa del continuo
grattarsi con il getto della doccia e dunque della frustrazione
sessuale che se li sta mangiando vivi, pretendono di mettere un freno
alla libertà sessuale altrui. Il discorso della volpe e l’uva,
avete presente? Non ci arrivo e dunque fa schifo.
Regalerò
a tutti uno spazzolino da denti motorizzato, a natale. Se non sapete
cosa significa, chiedete ad Amy di “The Big Bang Theory” cosa ci
fa col suo.
Chiusa
la parentesi dei sessualmente frustrati, spenderei un’altra parola
sulla questione dei diritti.
Chi
come me ha a cuore la causa – e ce l’ha a cuore per davvero –
non si batte per i diritti per gli omosessuali “perché sono
migliori” o “perché sono buoni” o “perché sono cucciolosi”,
ma perché “sono persone”. Difatti, chi come me conosce “il
mondo LGBT” (auch, che palle parlarne in questi termini, quasi
fossimo su universi paralleli) sa bene che di carogne, lì in mezzo,
ne troverà anche tante, così come troverà persone pronte al
dialogo, gente sensibile, uomini e donne inquietanti, giovani
psicopatici, amici, nemici, duellanti, pacifisti, chi si accapiglia
come cani idrofobi e chi preferisce evitare i conflitti, chi è
empatico e chi non ti caga manco di striscio, chi è dolce e chi è
stronzo, chi perdona e chi no. Insomma, chi come me ha avuto – e ha
ancora – la fortuna di conoscere per davvero la straordinaria
complessità di quel mosaico umano che è (chiedo venia un’altra
volta) “il mondo LGBT” alla fine non può che capire che si è
persone. Non “sono”, ma “si è”. E se la possibilità di
sposarsi, avere figli, esprimere se stessi, non viene data solo e
soltanto a coloro i quali “sono buoni” o “sono simpatici” o
“sono ammodo” ma viene data alle persone in generale, non vedo
perché si dovrebbe scadere nel ridicolo dicendo che “se gli
omosessuali non fanno i bravi i diritti non glieli diamo”. Cos’è,
possiamo tutti pisciare contro i pali e fare sesso con chi ci capita
senza per questo vederci sottrarre la scatola di biscotti mentre c’è
gente che deve dimostrare di saper fare il triplo salto mortale con
avvitamento all’indietro solo per vedersi consegnare un biscottino
– ammuffito per giunta?
Ma
vi siete rincoglioniti o cosa?
Ma
andatevene a fanculo, vah.
E
giusto per la cronaca: io non mi batto per i “diritti degli
omosessuali”; io mi batto per i diritti delle PERSONE, dove
“persone” prescinde da ogni supposta differenza di genere,
orientamento sessuale, etnia, condizione economica e persino credo
religioso o mancanza di credo religioso, nel rispetto di tutti e
dunque nell’intolleranza verso chiunque tenti di prevaricare sul
prossimo. Sembrerà un controsenso, ma non lo è affatto.
Ma
passiamo oltre, per il momento (non mi sottraggo, cerco solo di non
partire per la tangente) e torniamo a noi e alla polemica innescata
dalla frase “ognuno cia ficca a cu voli” e vediamo l’ultima
delle critiche più sovente mosse: l’istigazione allo stupro.
Questa
contestazione nasce probabilmente – anche qui non è chiara la
motivazione di chi ha letto “violenza” al posto di “sesso” –
da un fraintendimento del termine “ficcare” o, meglio, dei
termini “cia ficca”. Letteralmente, “ficcare” significa
“infilare” ed è usato in questo contesto quale sostituto di
“penetrare”. Ora, l’atto di penetrazione può risultare
violento e traumatico se il partner sessuale non è pronto a
riceverlo o, peggio ancora, non ha dato il suo consenso, e fin qui ci
sta. Dunque, se la frase fosse stata “ognuno – penetra, infila,
infilza, scopa, tromba – chi vuole e chissene se l’altro è
d’accordo” allora sì, immancabilmente sarebbe stata un inno allo
stupro selvaggio; essendo però che la frase semplicemente diceva
“ognuno si scopa chi vuole” non vedo dove sia la violenza.
“Ah,
si tiene conto solo del desiderio della parte attiva, quella che
penetra” dice qualcuno, mentre qualcun altro, con il beneplacito
dei più, proponeva di cambiare “ognuno cia ficca” con “ognuno
scopa”. Ora ditemi, sinceramente: nella seconda versione, dove
esattamente si trova la parte nella quale si sottolinea la volontà
di chi riceve l’atto di penetrazione? Non c’è. E dunque, cos’ha
di speciale la seconda frase rispetto alla prima? Direi che è
semplice: la parola che significa “penetrare” è scomparsa ed è
stata sostituita con un termine generico che identifica una qualunque
parte dell’atto sessuale. L’idea di brutalità, in sintesi, la si
vede semplicemente nella parola che identifica la penetrazione; non è
chiaro se perché si associa istintivamente quell’azione al dolore
o alla prevaricazione o perché davanti a quel termine è impossibile
non pensare all’unione di due corpi allacciati nell’amplesso. In
entrambi i casi, decisamente è un problema di chi interpreta a suo
piacere ciò che viene scritto.
“Ah,
se avessero scritto ‘ognuno ficca cu voli’ sarebbe stato diverso”
commenta qualcun altro. E io chiedo: poiché il termine “ficcare”
in sé significa “infilare” – ficcaccillu ‘nto zainu
(infilaglielo, mettiglielo nello zaino), ficcati sta cosa n’ testa
(infilatelo in testa, tienilo a mente) – esattamente cosa sarebbe
cambiato, grammatica a parte? Sempre un qualcuno che penetra chi
vuole, sarebbe stato, o no? Solo che, in traduzione letterale, si
avrebbe avuto un “ognuno infila chi vuole” che, onestamente, sa
più di spiedino che altro. Non so chi gradirebbe essere infilato
piuttosto che farsela infilare. Magari una supposta gigante.
Anche
in questo caso, comunque, c’è netta la differenza tra il “cia
ficca” che costringe chi legge a pensare all’atto penetrativo –
corpi allacciati, amplesso, orgasmo, godimento, carnalità – e il
più neutro “ficca” che rimanda vagamente all’idea di sesso
senza però scendere nel particolare e, dunque, lascia la mente
libera di vedere ciò che vuole.
Chi
poi, come già accennato, proponeva il “fare l’amore” al posto
di “ficcare” o “scopare”, sembra volersi ancora di più
nascondere dietro il velo del sentimentalismo, lasciando fuori la
sfera del carnale quasi fosse disgustato anche solo all’idea di
accennavi.
Credere,
anche solo per un istante, che l’essere umano possa realizzare se
stesso rinnegando o sminuendo la sfera della sessualità è quanto di
più stupido si possa fare. Noi siamo carne e sangue, mente e corpo,
istinto e ragione, ormoni e sentimenti, e non è tagliando fuori una
parte di noi che saremo completi o liberi. Piuttosto, pretendendo di
liberarci dal desiderio, crederemo erroneamente di non essere più
schiavi dei sensi mentre invece, allegramente inconsapevoli dei
danni, diverremo schiavi di un padrone ben più temibile: la
pudicizia. E lì saremo costretti a vergognarci delle nostre
pulsioni, dei nostri desideri, dei nostri sogni e persino dei nostri
organi sessuali; faremo sesso solo con il partner che sarà legato a
noi per tutta la vita (se lo fai solo con chi ami tanto vale che
prima ti ci sposi così come vuole la tradizione) e, possibilmente,
non per piacere personale (bisogna liberarsi delle pulsioni, no?). E
da quello al “fallo solo per riprodurti” quanto è breve il
passo?
Bacchettare
i propri istinti sessuali è alla base di una cultura ipocrita che ci
vuole assoggettati ad una morale antiquata e decisamente inumana:
quella stessa cultura che ha spinto molta gente a vedere in quella
frase cose che non ci sono. Il fatto che non ci sia stata una
risposta logica alle mie domande e alle mie affermazioni (ciò che ho
scritto qui in parte e in maniera meno organica l’ho già scritto
nei commenti ai vari post) mi fa pensare che semplicemente è
avvenuto un certo tipo di cortocircuito nel cervello di chi l’ha
interpretata come svilimento, violenza, maschilismo e così via;
cortocircuito generato dalla presenza di “sesso come atto in sé”
e che, non potendosi esprimere semplicemente come un rifiuto del
sesso come atto in sé, si è liberato nella forme di intolleranza al
maschilismo – dove il maschilismo non c’è – rifiuto della
violenza – dove violenza non c’è – e difesa della dignità
della persona – quasi che una sana scopata non sia dignitosa.
L’importante
è liberare il rifiuto e scaricare la tensione; se poi per farlo devi
proiettare su qualcosa che non sia esattamente ciò che ha generato
il fastidio che provi non ha importanza.
Tornando
indietro, perché ho parlato cultura ipocrita e inumana?
Ipocrita
perché non ammettere di avere istinti sessuali è un insulto
all’intelligenza propria e di chi ti ascolta (a patto che tu non
sia un asessuale, almeno; in quel caso, se dici di non avere istinti
sessuali o di averne davvero pochi ti credo); inumana perché
pretendere di inibire gli istinti sessuali a vantaggio della sfera
emotiva o di rendere la sessualità schiava dell’emotività
significa costringere l’essere umano a tenere un comportamento che
non gli appartiene per istinto ma che gli è stato inculcato con la
forza, a piegarsi a regole che pretendono l’annientamento
sistematico di una parte di sé, ad avvilupparsi, nel suo sviluppo,
attorno ad uno solo dei pilastri che regolano la nostra personalità
e reggono la nostra esistenza – pulsioni e sensazioni –
escludendo e lasciando crollare l’altro (evidentemente, a patto che
il vostro naturale istinto sessuale non debba passare per forza di
cose da un’intesa emotiva o mentale; in tal caso, fate conto che io
non abbia detto nulla). Pretendere di non essere umani è inumano per
definizione. E in che modo, esattamente, pretendiamo di batterci per
i diritti umani se già a priori non accettiamo altro che una parte
di noi?
Accettiamo
piuttosto di essere umani e di avere degli istinti sessuali che non
sempre attendono i sentimenti per farci fremere il bassoventre.
Partendo da questo, l’uso della ragione eviterà che ci si butti a
pesce su qualcuno che decisamente non desidera ricevere le nostre
avances (ho detto umani, non cani idrofobi) e staremo tutti meglio.
Dunque,
fate sesso – trombate, ficcate, scopate – con chi vi pare e
piace, fatelo con gusto, fatelo con consapevolezza, fatelo con
coscienza, fatelo nel rispetto del partner e, soprattutto, fatelo
usando delle protezioni.
Ah,
e per la cronaca: quella frase con il Gay Pride non c’entra un
tubo.
Giusto
per chiarirci.
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