mercoledì 8 giugno 2016

Due discorsi sull'ipocrisia: ... e del sesso

L’ipocrisia fa invece il paio con il perbenismo nella seconda polemica della settimana: quella sulla frase “shock” attribuita al Palermo Pride, ma che con il Pride c’entra come l’arrosto di maiale c’entra in un ristorante vegano.
Su questa polemica ho avuto la sfiga di incappare in ritardo – quel giorno stavo per conto mio e Facebook l’ho guardato a spizzichi e bocconi – ma fa lo stesso: a cinque giorni dallo scatenarsi della rissa ideologica – tanto interna quanto esterna – la situazione non si è ancora placata.
Tutto è nato quando un gruppetto di persone ha deciso di farsi una foto con un gadget ritenuto “grazioso” allo scopo di divertirsi e, al tempo stesso, magari anche fare sensibilizzazione sul tema del sesso sicuro. Di fatti, insieme al gadget, chi si è fatto la foto ha mostrato un preservativo, ma facciamo conto di nulla: nessuno se l’è filato, nell’articolo venuto fuori dal nulla per spalare merda sul Pride il preservativo è misteriosamente scomparso persino nella foto e fanculo. C’era ma fa nulla. Concentriamoci sulla frase scioccante e sulla polemica che, tramortiti, ci ha rispedito indietro di qualche decennio.
[::: ATTENZIONE SI ACCENNA AL SESSO :::]
[::: ATTENZIONE CON IL GAY PRIDE NON C’ENTRA UN TUBO :::]
[::: ATTENZIONE CON IL GAY PRIDE NON C’ENTRA UN TUBO :::]
[::: ATTENZIONE CON IL GAY PRIDE NON C’ENTRA UN TUBO :::]
[::: ATTENZIONE CON IL GAY PRIDE NON C’ENTRA UN TUBO :::]
[::: NO, LO RIPETO SOLO PERCHÉ VI SI PIANTI BENE IN TESTA :::]
La frase, stampata in 3D e fatta a mo’ di collana, è “ognuno cia ficca a cu voli”. Bypassando l’evidente errore insito nella frase stessa (non siamo ancora giunti alla soluzione corretta, ma siamo pressoché tutti d’accordo che non si scriva “cia”) la frase in sé, tradotta dal siciliano, significa “ognuno fa sesso con chi vuole”; essa, insieme al preservativo, in pratica intende “fai sesso con chi vuoi, basta che sia sicuro”.
Questo, almeno, è il senso logico. Il senso che, chiunque dotato di un minimo di buonsenso, darebbe alla cosa.
Peccato che, chissà come, qualcuno ha deciso di vederci: istigazione allo stupro, maschilismo, fallocentrismo, svilimento dei rapporti omosessuali, perdita di valori e persino un passo indietro sul tema dei diritti.
Ora: capisco lo stress di un cervello bigotto che si trova a dover analizzare una frase del genere (ohmammasantissima, si parla di sessoooooh!!!); capisco l’isteria paranoide di chi, a furia di farsi martoriare dallo squallore di chi considera gli omosessuali (maschi, soprattutto, perché gli omofobi manco cagano le donne) “incapaci di tenersi su le mutande” alla fine sbrocca e riesce a battere l’accento solo sul tema del sentimento e che, di conseguenza, a sentir parlare di sesso si fa venire un aneurisma; capisco lo storcere di nasi davanti alla rudezza di linguaggio (il siciliano a volte è elegante quanto un cinghiale ingioiellato); ma da qui a vederci maschilismo, stupro e perdita di valori non ci siamo proprio.
Passando in rassegna i commenti ho potuto vedere che nella stragrande maggioranza dei casi il “maschilismo” lo si è visto perché, partendo dal preconcetto che l’atto di penetrazione è associabile solo al possessore di un pene, la frase è da leggersi solo in chiave “maschile”. Peccato che i rapporti donna-donna prevedano anche la penetrazione (e non mi cadete dalla sedia, adesso, perché le donne sanno bene come ci si masturba e gli uomini – si spera – dovrebbero saperlo) che può avvenire tanto con dei feticci (strap-on, dildo, vibratori...) quanto con le sole dita. Per cui scusate tanto, ma il maschilismo dove sta?
Chiesto e richiesto lumi in proposito e nessuna risposta logica ottenuta, cestino l’attributo come “imbecille” e passo oltre.
Per il “fallocentrismo” idem come sopra. E andiamo avanti.
Allo “svilimento dei rapporti omosessuali” (quasi che gli omosessuali dovrebbero avere solo rapporti platonici) rispondo con un semplice “che per caso state dicendo che solo gli etero possono permettersi le sveltine e i rimorchi tra un cocktail e l’altro?”
Gli omosessuali, miei innocenti piccoli moralisti perversi, sono esseri umani né più né meno degli eterosessuali. I rapporti tra persone sono sì fatti di sentimenti, ma sono fatti anche – e, per alcuni, soprattutto – di fisicità. Ci sono persone che amano amare e ci sono persone che amano rimorchiare; c’è chi non immagina di far sesso senza sentimenti e chi di sentimenti non ne vuole manco per scherzo; c’è chi andrà a letto con una sola persona per tutta la vita e c’è chi si è ripassato ben bene mezza Italia, e questo vale per chiunque a prescindere dal suo orientamento sessuale. Il rispetto dovuto alle persone passa pure da qui: accettare che si è diversi anche in questo e, che pur essendo diversi, abbiamo tutti ugualmente diritto ad essere trattati con rispetto. Rispettare solo chi “fa l’amore” significa biasimare chi “scopa”; e se puoi disprezzare il prossimo per questo, perché cazzo dovresti lagnarti se qualcun altro disprezza te per ciò che sei? O per come ti vesti, o per ciò che mangi, o per come parli o per l’aspetto che hai? L’a-romanticismo è una delle tante sfumature della sessualità umana. Ficcatelo in testa e vedi di non ammorbare il prossimo con la tua morale.
Della “perdita di valori” potrei parlare all’infinito, ma in sintesi val bene il discorso fatto in precedenza, con una semplice domanda come premessa: “Quali valori vuoi difendere? Solo quelli che si accordano alla tua morale, quelli che s’inchinano al bigottismo imperante, o quelli per i quali siamo tutti ugualmente degni di rispetto?”
Poiché però il discorso sulla fantomatica “perdita di valori” – così come quello sul supposto svilimento dei rapporti – vale in genere solo per gli omosessuali mentre invece per gli eterosessuali è considerato “normale” e addirittura “sano” trombarsi – e farsi trombare da – tutto ciò che respira, appongo su tali proteste il bollo di “attacco di omofobia delirante” e vado oltre.
Arriviamo ai diritti civili.
In primo luogo, se non mi sbaglio, qualche decennio fa, si iniziò a parlare di “liberazione sessuale”. Mi pare fosse un diritto, quello di scegliersi il partner sessuale, così come quello di cambiarlo, di averne più di uno (anche tutti insieme allegramente), no? Orbene: che cazzo di fine avete fatto fare a questa cosa? Il rigurgito clerical-bigotto ve l’ha fatto buttare dritto nel cesso?
In secondo luogo, vorrei capire in che modo la presenza o l’esistenza di persone sessualmente libere all’interno di una data categoria sociale dovrebbe costare alla categoria stessa la perdita o il diniego dei diritti civili. No, perché se così fosse, allora sarebbe il caso di cancellare i diritti un po’ per tutti dato che le orge, le scopate saltuarie, i rapporti di solo sesso, gli scambi di partner, il voyerismo, il feticismo, il sado-maso, la masturbazione e quant’altro sono presenti anche nel mondo eterosessuale. In pratica, la perdita dell’inibizione sessuale si è verificata un po’ in tutto il genere umano, con buona pace dei puritani viziosi che immaginano ma non osano perché “non sta bene” e finiscono per grattarsi i pruriti contro gli stipiti delle porte. Quegli stessi puritani viziosi che oggi, forse a causa del continuo grattarsi con il getto della doccia e dunque della frustrazione sessuale che se li sta mangiando vivi, pretendono di mettere un freno alla libertà sessuale altrui. Il discorso della volpe e l’uva, avete presente? Non ci arrivo e dunque fa schifo.
Regalerò a tutti uno spazzolino da denti motorizzato, a natale. Se non sapete cosa significa, chiedete ad Amy di “The Big Bang Theory” cosa ci fa col suo.
Chiusa la parentesi dei sessualmente frustrati, spenderei un’altra parola sulla questione dei diritti.
Chi come me ha a cuore la causa – e ce l’ha a cuore per davvero – non si batte per i diritti per gli omosessuali “perché sono migliori” o “perché sono buoni” o “perché sono cucciolosi”, ma perché “sono persone”. Difatti, chi come me conosce “il mondo LGBT” (auch, che palle parlarne in questi termini, quasi fossimo su universi paralleli) sa bene che di carogne, lì in mezzo, ne troverà anche tante, così come troverà persone pronte al dialogo, gente sensibile, uomini e donne inquietanti, giovani psicopatici, amici, nemici, duellanti, pacifisti, chi si accapiglia come cani idrofobi e chi preferisce evitare i conflitti, chi è empatico e chi non ti caga manco di striscio, chi è dolce e chi è stronzo, chi perdona e chi no. Insomma, chi come me ha avuto – e ha ancora – la fortuna di conoscere per davvero la straordinaria complessità di quel mosaico umano che è (chiedo venia un’altra volta) “il mondo LGBT” alla fine non può che capire che si è persone. Non “sono”, ma “si è”. E se la possibilità di sposarsi, avere figli, esprimere se stessi, non viene data solo e soltanto a coloro i quali “sono buoni” o “sono simpatici” o “sono ammodo” ma viene data alle persone in generale, non vedo perché si dovrebbe scadere nel ridicolo dicendo che “se gli omosessuali non fanno i bravi i diritti non glieli diamo”. Cos’è, possiamo tutti pisciare contro i pali e fare sesso con chi ci capita senza per questo vederci sottrarre la scatola di biscotti mentre c’è gente che deve dimostrare di saper fare il triplo salto mortale con avvitamento all’indietro solo per vedersi consegnare un biscottino – ammuffito per giunta?
Ma vi siete rincoglioniti o cosa?
Ma andatevene a fanculo, vah.
E giusto per la cronaca: io non mi batto per i “diritti degli omosessuali”; io mi batto per i diritti delle PERSONE, dove “persone” prescinde da ogni supposta differenza di genere, orientamento sessuale, etnia, condizione economica e persino credo religioso o mancanza di credo religioso, nel rispetto di tutti e dunque nell’intolleranza verso chiunque tenti di prevaricare sul prossimo. Sembrerà un controsenso, ma non lo è affatto.
Ma passiamo oltre, per il momento (non mi sottraggo, cerco solo di non partire per la tangente) e torniamo a noi e alla polemica innescata dalla frase “ognuno cia ficca a cu voli” e vediamo l’ultima delle critiche più sovente mosse: l’istigazione allo stupro.
Questa contestazione nasce probabilmente – anche qui non è chiara la motivazione di chi ha letto “violenza” al posto di “sesso” – da un fraintendimento del termine “ficcare” o, meglio, dei termini “cia ficca”. Letteralmente, “ficcare” significa “infilare” ed è usato in questo contesto quale sostituto di “penetrare”. Ora, l’atto di penetrazione può risultare violento e traumatico se il partner sessuale non è pronto a riceverlo o, peggio ancora, non ha dato il suo consenso, e fin qui ci sta. Dunque, se la frase fosse stata “ognuno – penetra, infila, infilza, scopa, tromba – chi vuole e chissene se l’altro è d’accordo” allora sì, immancabilmente sarebbe stata un inno allo stupro selvaggio; essendo però che la frase semplicemente diceva “ognuno si scopa chi vuole” non vedo dove sia la violenza.
Ah, si tiene conto solo del desiderio della parte attiva, quella che penetra” dice qualcuno, mentre qualcun altro, con il beneplacito dei più, proponeva di cambiare “ognuno cia ficca” con “ognuno scopa”. Ora ditemi, sinceramente: nella seconda versione, dove esattamente si trova la parte nella quale si sottolinea la volontà di chi riceve l’atto di penetrazione? Non c’è. E dunque, cos’ha di speciale la seconda frase rispetto alla prima? Direi che è semplice: la parola che significa “penetrare” è scomparsa ed è stata sostituita con un termine generico che identifica una qualunque parte dell’atto sessuale. L’idea di brutalità, in sintesi, la si vede semplicemente nella parola che identifica la penetrazione; non è chiaro se perché si associa istintivamente quell’azione al dolore o alla prevaricazione o perché davanti a quel termine è impossibile non pensare all’unione di due corpi allacciati nell’amplesso. In entrambi i casi, decisamente è un problema di chi interpreta a suo piacere ciò che viene scritto.
Ah, se avessero scritto ‘ognuno ficca cu voli’ sarebbe stato diverso” commenta qualcun altro. E io chiedo: poiché il termine “ficcare” in sé significa “infilare” – ficcaccillu ‘nto zainu (infilaglielo, mettiglielo nello zaino), ficcati sta cosa n’ testa (infilatelo in testa, tienilo a mente) – esattamente cosa sarebbe cambiato, grammatica a parte? Sempre un qualcuno che penetra chi vuole, sarebbe stato, o no? Solo che, in traduzione letterale, si avrebbe avuto un “ognuno infila chi vuole” che, onestamente, sa più di spiedino che altro. Non so chi gradirebbe essere infilato piuttosto che farsela infilare. Magari una supposta gigante.
Anche in questo caso, comunque, c’è netta la differenza tra il “cia ficca” che costringe chi legge a pensare all’atto penetrativo – corpi allacciati, amplesso, orgasmo, godimento, carnalità – e il più neutro “ficca” che rimanda vagamente all’idea di sesso senza però scendere nel particolare e, dunque, lascia la mente libera di vedere ciò che vuole.
Chi poi, come già accennato, proponeva il “fare l’amore” al posto di “ficcare” o “scopare”, sembra volersi ancora di più nascondere dietro il velo del sentimentalismo, lasciando fuori la sfera del carnale quasi fosse disgustato anche solo all’idea di accennavi.
Credere, anche solo per un istante, che l’essere umano possa realizzare se stesso rinnegando o sminuendo la sfera della sessualità è quanto di più stupido si possa fare. Noi siamo carne e sangue, mente e corpo, istinto e ragione, ormoni e sentimenti, e non è tagliando fuori una parte di noi che saremo completi o liberi. Piuttosto, pretendendo di liberarci dal desiderio, crederemo erroneamente di non essere più schiavi dei sensi mentre invece, allegramente inconsapevoli dei danni, diverremo schiavi di un padrone ben più temibile: la pudicizia. E lì saremo costretti a vergognarci delle nostre pulsioni, dei nostri desideri, dei nostri sogni e persino dei nostri organi sessuali; faremo sesso solo con il partner che sarà legato a noi per tutta la vita (se lo fai solo con chi ami tanto vale che prima ti ci sposi così come vuole la tradizione) e, possibilmente, non per piacere personale (bisogna liberarsi delle pulsioni, no?). E da quello al “fallo solo per riprodurti” quanto è breve il passo?
Bacchettare i propri istinti sessuali è alla base di una cultura ipocrita che ci vuole assoggettati ad una morale antiquata e decisamente inumana: quella stessa cultura che ha spinto molta gente a vedere in quella frase cose che non ci sono. Il fatto che non ci sia stata una risposta logica alle mie domande e alle mie affermazioni (ciò che ho scritto qui in parte e in maniera meno organica l’ho già scritto nei commenti ai vari post) mi fa pensare che semplicemente è avvenuto un certo tipo di cortocircuito nel cervello di chi l’ha interpretata come svilimento, violenza, maschilismo e così via; cortocircuito generato dalla presenza di “sesso come atto in sé” e che, non potendosi esprimere semplicemente come un rifiuto del sesso come atto in sé, si è liberato nella forme di intolleranza al maschilismo – dove il maschilismo non c’è – rifiuto della violenza – dove violenza non c’è – e difesa della dignità della persona – quasi che una sana scopata non sia dignitosa.
L’importante è liberare il rifiuto e scaricare la tensione; se poi per farlo devi proiettare su qualcosa che non sia esattamente ciò che ha generato il fastidio che provi non ha importanza.
Tornando indietro, perché ho parlato cultura ipocrita e inumana?
Ipocrita perché non ammettere di avere istinti sessuali è un insulto all’intelligenza propria e di chi ti ascolta (a patto che tu non sia un asessuale, almeno; in quel caso, se dici di non avere istinti sessuali o di averne davvero pochi ti credo); inumana perché pretendere di inibire gli istinti sessuali a vantaggio della sfera emotiva o di rendere la sessualità schiava dell’emotività significa costringere l’essere umano a tenere un comportamento che non gli appartiene per istinto ma che gli è stato inculcato con la forza, a piegarsi a regole che pretendono l’annientamento sistematico di una parte di sé, ad avvilupparsi, nel suo sviluppo, attorno ad uno solo dei pilastri che regolano la nostra personalità e reggono la nostra esistenza – pulsioni e sensazioni – escludendo e lasciando crollare l’altro (evidentemente, a patto che il vostro naturale istinto sessuale non debba passare per forza di cose da un’intesa emotiva o mentale; in tal caso, fate conto che io non abbia detto nulla). Pretendere di non essere umani è inumano per definizione. E in che modo, esattamente, pretendiamo di batterci per i diritti umani se già a priori non accettiamo altro che una parte di noi?
Accettiamo piuttosto di essere umani e di avere degli istinti sessuali che non sempre attendono i sentimenti per farci fremere il bassoventre. Partendo da questo, l’uso della ragione eviterà che ci si butti a pesce su qualcuno che decisamente non desidera ricevere le nostre avances (ho detto umani, non cani idrofobi) e staremo tutti meglio.

Dunque, fate sesso – trombate, ficcate, scopate – con chi vi pare e piace, fatelo con gusto, fatelo con consapevolezza, fatelo con coscienza, fatelo nel rispetto del partner e, soprattutto, fatelo usando delle protezioni.
Ah, e per la cronaca: quella frase con il Gay Pride non c’entra un tubo.

Giusto per chiarirci.

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